Alicudi, la boule de neige

“Quando sei arrivata da me la prima volta mi è sembrato che fossi uscita da un disco volante, così luminosa e felice. Era primo pomeriggio e tu eri appena stata in montagna, sotto un sole potente. Eppure sorridevi ed eri viva! Ho capito in quel momento che l’isola ti aveva scelto.”

Ho perso la testa. Devo averla lasciata su una mulattiera, o forse si è incastrata nella grata della porticina della Rotonda e, tipo, non riesce più ad uscire. La mia testa se l’è presa Alicudi: Roberto dice che è l’isola a scegliere i suoi abitanti (anche quelli temporanei), Guido parla di “anime elette”: è un’isola difficile, di una semplicità disarmante, piena di vuoti assordanti. Eppure, io e l’isola ci siamo scelte.

Che non mi piacciano le cose facili l’ho capito da un pezzo. Rifuggo le vacanze standard casa-lettino-bagno-casa, rifuggo i cliché, butto via le guide. Niente lidi, niente aperitivi, niente locali cool, niente tracce milanesi nei luoghi di vacanza. Ho bisogno di esplorare, toccare, sentire, perdermi. Le mie vacanze, negli ultimi anni, sono diventate una collezione di immagini, persone, storie.

E Alicudi, mannaggia, quanto mi ha regalato.

“È la montagna dentro al mare per eccellenza”, rispondo istintivamente a chi mi chiede cosa mi attira. Buffo, no? Anche le altre Eolie lo sono, anche le Egadi. Ma la montagna la sento lì più che altrove.

Sarà l’assenza di macchine, sarà che le mulattiere partono subito così verticali verso il cielo, sarà la fatica. La fatica per raggiungere casa, per trovare uno straccio d’ombra sotto il sole cocente. La fatica per portare pesi, per entrare nella testa degli isolani veri, i pochi rimasti. La fatica per mangiare – non c’è una panetteria, il pane che arriva dalle altre isole fa schifo. La fatica di tutti quei gradini per raggiungere qualsiasi cosa.

Se accetti la fatica, se la assecondi, è lì che l’isola si apre e ti regala un mondo.

A me ha regalato, in ordine sparso: Roberto, anima eletta con il suo universo onirico, i suoi ufo e la sua Monachedda a 400 gradini dal molo, che la mattina presto ti sembra che tutti abbiano abbandonato l’isola e sia rimasta solo tu, le cicale e i muli. Marisa, che Marta Marzotto non è mai morta: il mio life goal, carisma, personalità e affetto da vendere, o da catalizzare totalmente l’attenzione al punto da non notare tutto quello che la circonda, lei e i suoi look pazzeschi e i suoi orecchini pazzeschi che “sono la prima cosa che mi metto la mattina quando mi sveglio”. Elise, per quanto è bella e coraggiosa, per quanto ama il bello e lo condivide generosamente se capisce che anche tu, come lei, sei un’anima complicata che cerca le cose semplici. Elena, 5enne stupenda di Elise, che l’estetica ce l’ha già dentro e ti conquista con gli occhi vispi e una curiosità adulta. Pierfrancesco, che se il primo impatto è “ammazza che figo” ti rendi conto solo dopo di quanto sia altrettanto bravo ad attirare attorno a sé gente bella e positiva, e non puoi non fare il tifo per il suo nuovo progetto imprenditoriale (e di vita, perché se prendi la residenza ad Alicudi la tua vita è cambiata). Marina, che ti basta parlarle due minuti per dimenticare la definizione di gattamorta, e non glielo dici abbastanza quanto ti sei innamorata del suo modo di far valere le proprie idee, quel tono pacato e risoluto e mai una parola di troppo. Niccolò, perché gli animi gentili sono sempre troppo rari, e quando se ne incontra uno, anche se offuscato dall’esuberanza di Marisa, bisogna trovare il modo di tenerselo stretto.

E poi Alicudi mi ha regalato il molo deserto dopo che l’aliscafo è partito, mi ha regalato i silenzi profondissimi in cui ho sospeso i pensieri brutti, i cieli stellati da sembrare finti, il tetto della chiesetta del cimitero che se lo fotografi quando sei troppo felice può solo venire un capolavoro, le mulattiere in montagna tra fichi d’india e piante grasse a dismisura, la Rotonda e i gradini per scendere alla Rotonda e i lunghi silenzi di pace alla Rotonda, un’edicola con un San Bartolo dipinto da Roberto, la bellezza della semplicità disarmante, il coraggio di andare a prendermi quello che volevo, la consapevolezza che sono proprio brava a costruirmi la vacanza perfetta.

Non riuscirei a scrivervi una guida di Alicudi, ma non pensate di aver visto Alicudi se avete visto il molo di Alicudi: bisogna salire, percorrerla, viverla, cercarne l’anima per poter dire “l’ho vista”.

Vi lascio comunque il link di due posti del cuore che potete affittare:

Alicudi è la boule de neige di tutte le isole che esistono ma sono misteriose, e di quelle che esistono ma sono deserte, e delle isole utopiche e di quelle inesplorate.

– Francesco Longo, Il mare di pietra

2 Comments

Leave a Reply